La strana storia della Bugatti: l'auto francese dall'anima italiana

Sul blog di Kijiji riscopriamo la storia della Bugatti, una casa automobilistica affascinante, le cui auto trasudano mito e sofisticazione.

Nessuna casa di automobili può dire di aver avuto una storia tanto travagliata quanto quella della Bugatti. Queste auto da sogno, da sempre ammantate di un’aura di leggenda, hanno vissuto tempi bui e momenti di grande splendore, passando per le mani di una serie di proprietari da diversi paesi europei.

Nonostante questo la casa alsaziana è riuscita a toccare negli anni picchi di eccellenza insuperati a livello di ingegneria, design e sfarzo. Bugatti è infatti ancora oggi in tutto il mondo sinonimo di un mondo esclusivo e per pochi, ma in cui chi riesce ad entrare può aggiudicarsi il meglio in circolazione.

Tratto caratteristico della storia della Bugatti è stato quello spirito multiculturale che da sempre la contraddistingue. Nel tempo si sono avvicendati proprietari francesi, italiani e tedeschi, ma le auto hanno sempre mantenuto quello stile unicamente italiano, vedendo i migliori designer del Bel Paese collaborare alla realizzazione delle auto dandogli il loro tocco personale.

La Bugatti nasce proprio per iniziativa di un italiano, il milanese Ettore Bugatti, che nel 1909 fonda la storica fabbrica di automobili a Molsheim, in Alsazia, zona che allora si trovava in Germania ma che oggi fa parte della Francia. Ettore proveniva da una famiglia di artisti, e si era già fatto un nome come disegnatore di automobili alsaziane come Mathis e Deutz.

La vena artistica di Ettore Bugatti si rifletteva anche sulle sue creazioni, che combinavano a una fina tecnica ingegneristica un design unico. La prima macchina ad uscire dagli stabilimenti di Molsheim fu la Tipo 13 Brescia, prodotta dal 1910 al 1926 in diverse cilindrate.

Bugatti Tipo 13, credits: Craig Howell

Presto lo stile elegante, le elevate prestazioni e i prezzi alti della Bugatti fecero sì che le auto si facessero un nome soprattutto tra clienti di alto rango. Per seguire questo trend, Bugatti nel 1927 sfornò la Tipo 41 Royale. La Royale venne prodotta esclusivamente per essere venduta a re e capi di stato: era infatti una vettura dalle dimensioni enormi e con un motore impressionante per l’epoca, un otto cilindri da 12.763 cc, oltre ad avere diverse parti placcate in oro.

La Royale era l’auto più costosa del suo periodo, ma non ottenne però il successo sperato: dei sei esemplari prodotti ne furono venduti solo tre.

Ma le più grosse soddisfazioni per la Bugatti arrivarono dal mondo delle corse, in cui le alsaziane facevano il bello e il cattivo tempo. Con la mitica Tipo 35 e le sue derivate la Bugatti vinse più di 1000 corse nel giro di 7 anni, dal 1924 al 1931. Tra i suoi più grandi successi ci furono la vittoria nel Campionato del Mondo dei Gran Prix nel 1926, e le sei vittorie consecutive nella Targa Florio dal 1925 al 1929. Nel 1939 invece una Tipo 57S Tank si aggiudicò la 24 Ore di Le Mans.

Proprio nel 1939 però iniziano i problemi per la casa francese. Il figlio di Ettore Bugatti, Jean, morì in un incidente testando la nuova Tipo 57 e da allora le fortune della casa cambiarono in peggio. Con la seconda guerra mondiale, lo stabilimento di Molsheim fu requisito dai nazisti, che costrinsero Ettore a venderla a metà del suo valore.

Finita la guerra, Ettore Bugatti rientrò in controllo della fabbrica, ma la casa non riuscì più a riprendersi: i modelli che produceva erano obsoleti e dal design antiquato, e non attiravano più il gusto del pubblico. La fabbrica quindi chiuse i battenti nel 1952.

Per tanti anni il sipario restò calato su quelle gloriose auto d’epoca, ma il loro mito rimaneva ancora vivo nella memoria di molti. Per questo, dopo alcuni tentativi di revival falliti, ci pensò un imprenditore italiano a far tornare in vita la leggenda della Bugatti.

Nel 1987 l’imprenditore Romano Artioli acquista il marchio Bugatti e annuncia di volerne riprendere la produzione aprendo uno stabilimento a Campogalliano, in provincia di Modena. La storia di questa nuova società, la Bugatti Automobili SpA, durerà pochi anni, dato che già nel 1995 dichiara bancarotta. Ma nei suoi pochi anni di vita gli si deve riconoscere il merito di aver riportato alla ribalta il marchio con una nuova generazione di Bugatti, di cui si ricorda soprattutto la mitica EB110.

Bugatti EB 110, photo: Andrew Basterfield

Nel 1998 è la volta del gruppo Volkswagen di appropriarsi del marchio Bugatti. Questa volta si mette all’opera sulla nuova Bugatti il designer Giorgetto Giugiaro, producendo una serie di concept cars che fanno presagire l’arrivo di una macchina da leggenda. Ed infatti nel 2005 esce la Veyron EB 16.4, un vero e proprio capolavoro tra le supercar.

La Veyron è a tutt’oggi la vettura da strada in produzione più veloce al mondo. Grazie al suo mastodontico motore W16 da 7.993 cc riesce a raggiungere i 431 km/h. È stata definita il Concorde delle automobili, e la trasmissione “Top Gear” l’ha incoronata “auto del decennio”.

Ovviamente anche la Veyron è un’auto destinata ad un pubblico estremamente esclusivo: la si trova in vendita infatti soltanto alla modica cifra di 1.400.000 euro.

Forse la Veyron non ci sarà, ma su Kijiji potete trovare varie sorprese nel settore motori: noi abbiamo appena scovato una EB 110, numero 48 su 88 esemplari prodotti. Quando si parla di rarità, si sa, la Bugatti è sempre in fuga.